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Per la giornata mondiale sull’ autismo L’I.C. VIA FABIOLA INCONTRA FEDERICO DE ROSA

Pubblicato in data 28 apr 2026
Ultima Revisione in data 28 apr 2026
Incontrare Federico De Rosa è un'esperienza meravigliosa e spiazzante per chiunque. Federico è un ragazzone romano di 32 anni dagli occhi azzurri. In termini scientifici si dice che è un “autistico non verbale”. Non parla, non guarda in faccia chi ha davanti, emette solo suoni acuti, gridolini astratti che in realtà sono frasi dei cartoni animati. Nelle sue manifestazioni fisiche non si vede uno spiraglio che consenta la minima comunicazione. Ma dietro a quel muro di silenzio c’è un universo di pensieri che devono solo trovare una strada, un canale per venire fuori. Ci hanno messo anni, i genitori di Federico, i terapisti, gli insegnanti di sostegno, ma alla fine un canale per mettersi in contatto l'hanno trovato: il computer. Digitando su una tastiera con un singolo dito Federico riesce a esprimersi, è il suo dito indice a pubblicare libri e firmare articoli di giornale. Abbiamo assistito a un incontro di De Rosa con gli alunni di una scuola, la Giorgio Franceschi di via di Donna Olimpia (sempre sia benedetta la nostra scuola pubblica). I ragazzini di dieci anni gli rivolgevano domande semplici, le repliche erano brucianti, commoventi, profonde ma anche cariche di una sorprendente ironia. Sei felice? «Sì. Mi piace essere autistico. Peccato che sono diversamente magro». Chi ti ha spinto a diventare uno scrittore? «Nessuno. Peso 124 chili e spingermi è difficile». Visto che non puoi parlare, come fai quando per strada ti rivolgono la parola? «Non rispondo. È facile». Di che si occuperà il tuo prossimo libro? «Di felicità, vorrei una felicità anche per chi non è autistico». I bambini ascoltano in silenzio, sanno che Federico ha un'ipersensibilità ai suoni e se c'è rumore perde il controllo. Ma le più colpite, le più sconcertate, sono le maestre. Nella testa di ogni insegnante, anche il più scrupoloso e appassionato, prima o poi si è insinuato il dubbio: il nostro lavoro con i ragazzi autistici serve davvero a qualcosa? Serve eccome, l’esempio di Federico lo dimostra.
 

 

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